I Padrini del Ponte

I Padrini del Ponte
Affari di mafia sullo Stretto

mercoledì 18 aprile 2018

4 maggio 2018, Giornata pro - forze armate nelle scuole del Veneto

Si intensifica la campagna di “occupazione militare” delle scuole italiane. Il prossimo 4 maggio, 157° anniversario della nascita dell’Esercito italiano, in tutti gli istituti scolastici della regione Veneto si terrà una “giornata di riflessione e sensibilizzazione sul ruolo delle forze armate nel nostro Paese”. Lo ha annunciato l’assessora regionale alla scuola e alla formazione Elena Donazzan, a conclusione di un incontro a Padova con il gen. Paolo Serra, a capo del Comando Forze Operative Nord (COMFOPNORD) dell’Esercito.
“Tra le tante iniziative che la Regione Veneto condivide con l’Esercito italiano ci sono quest’anno le celebrazioni nelle scuole per il centenario della conclusione della prima guerra mondiale”, ha dichiarato Donazzan. “Con il Comando Forze Operative Nord abbiamo condiviso la comune intenzione di coinvolgere sempre più le scuole promuovendo la presenza di rappresentanti dell’Esercito in occasioni e incontri formativi, come testimoni di una funzione pubblica indispensabile per la sicurezza e la protezione dei cittadini”. In conclusione, l’assessora alla scuola in divisa - con un passato nel Fronte della Gioventù e nel Msi-Dn e l’orgoglio di appartenere ad una “famiglia di tradizione e vita professionale militare” – ha dichiarato che s’impegnerà nei prossimi mesi per “promuovere in tutte le istituzioni educative la conoscenza del Comando interforze del Nord Italia, una realtà complessa, innovativa e di grande eccellenza nel panorama delle forze armate italiane ed estere”.
Costituito il 1° ottobre 2013 nella Caserma “Piave” di Padova, il Comando Forze di Difesa Interregionale Nord svolge le funzioni di controllo delle operazioni militari terrestri su tutto il territorio dell’Italia centro-settentrionale, impiegando i relativi reparti anche in concorso alle forze di polizia (vedi Operazione “Strade Sicure”) nel pattugliamento delle città, nella vigilanza esterna ai centri di accoglienza per migranti o a siti “particolarmente sensibili tra i quali spicca, per l’importanza strategico-nazionale che esso riveste, il cantiere della TAV in Val Susa”.
Paradossalmente la giornata di “riflessione e sensibilizzazione” pro – forze armate sarà arbitrariamente imposta a tutti gli studenti veneti il prossimo 4 maggio proprio in una delle regioni più investite dai processi di militarizzazione del territorio. In Veneto sorgono infatti due dei maggiori complessi da guerra dell’esercito USA in Italia, la base di Camp Ederle e l’ex aeroscalo “Dal Molin” di Vicenza; sempre a Vicenza, presso la Caserma “Chinotto” sono stati insediati il “Centro di formazione” Coespu, cogestito dall’Arma dei Carabinieri e da US Army Africa; il Comando di Eurogendfor, la forza di Gendarmeria “europea” e il NATO Stability Policing Center of Exellence di recente costituzione. Altra base statunitense è quella di Longare (Vicenza), a cui si aggiunge un’altra struttura di “formazione” creata in ambito NATO, il Multinational CIMIC Group di Motta di Livenza (Treviso). Le forze aeree italiane, statunitensi e NATO possono contare operativamente sugli scali aeroportuali di Villafranca-Verona e Treviso, mentre periodicamente si svolgono esercitazioni militari presso gli scali di Asiago e Belluno. Buona parte delle alpi del bellunese sono utilizzate come poligoni per le attività addestrative delle forze armate italiane e dei reparti USA di stanza a Vicenza e ad Aviano, mentre la città di Venezia è sede di importanti comandi operativi delle forze navali italiane e di uno dei reparti d’élite della Marina, il Reggimento Lagunari “Serenissima”, fanti-marines in salsa tricolore.

martedì 17 aprile 2018

Il Progetto Esercito-Studenti alla Cannizzaro-Galatti. La Pace dei Camposanti

Era perlomeno dal 1942 che nel cortile dell’Istituto Comprensivo “Cannizzaro-Galatti” di Messina non si teneva una parata bellico-musicale con la partecipazione obbligatoria di bambini e preadolescenti della scuola dell’infanzia, primaria e secondaria. L’occasione odierna rientra nel progetto “Esercito Studenti Uniti nel Tricolore” indetto dalla Brigata “Aosta”, il reparto d’élite di stanza in Sicilia integrato nel dispositivo di pronto intervento terrestre della NATO, in collaborazione con diversi istituti della provincia di Messina.
L’obiettivo generale del “progetto” – come si legge nel comunicato della Brigata “Aosta” è quello di “promuovere tra i giovani l’identità nazionale” e “ricordare quegli uomini nati tra il 1874 e il 1899 che tra gli angusti spazi delle trincee e le imponenti cime dei monti contribuirono in maniera decisiva all’unità nazionale, sacrificandosi con generosità e coraggio”. Una doppia mistificazione storico-sociale, quella dell’Esercito e di quei dirigenti scolastici che in violazione del dettato costituzionale e con ordini di servizio palesemente illegittimi hanno imposto le attività musico-militare ai propri docenti e alunni.
La Prima Guerra Mondiale fu un’immane  carneficina (“un’inutile strage” la definì Papa Benedetto XV nella sua lettera ai Capi di stato belligeranti l’1 agosto 1917) e decine di migliaia di giovanissimi soldati italiani furono mandati e (poi vigliaccamente abbandonati) al massacro da inetti e corrotti ufficiali e comandanti dell’Esercito, in una delle pagine più nere della storia post-unitaria d’Italia. Inverosimile e scandaloso parlare poi parlare di “identità nazionale” nelle scuole italiane dove a ormai uno studente su cinque – i figli di migranti ma nati e cresciuti in Italia – è stata negata dal Parlamento l’acquisizione della cittadinanza (e dei diritti che ne derivano) con lo ius soli.
Nei giorni dell’escalation bellica in Siria e in Medio oriente forze armate e istituzioni scolastiche stringono inedite alleanze pseudo-culturali, con tanto di “monitor” tra gli studenti di agenti DIGOS e della scientifica e finanche i Carabinieri. Per noi che operiamo ininterrottamente da 34 anni in questo istituto è stata sicuramente una delle giornate più tristi e dolorose della nostra carriera di insegnanti ed educatori pacifisti, antimilitaristi e nonviolenti.
Fortunatamente cresce però tra gli insegnanti, gli studenti e i genitori la consapevolezza sul dilagante processo di militarizzazione dell’educazione e del sapere nel nostro paese e i suoi diversissimi pericoli sociali, politici, economici, culturali. E siamo orgogliosi di rivendicare il nostro diritto-dovere all’obiezione e al rifiuto di questi vergognosi spettacoli di manipolazione della verità e delle coscienze.

Pubblicato in Stampalibera.it il 17 aprile 2018, http://www.stampalibera.it/2018/04/17/il-progetto-esercito-studenti-alla-galatti-cannizzaro-la-pace-dei-camposanti-di-antonio-mazzeo/

sabato 14 aprile 2018

Esercito e Studenti insieme a Messina nei giorni della Guerra


ESERCITO E STUDENTI INSIEME A MESSINA NEI GIORNI DELLA GUERRA. LA MIA NOTA DI PROTESTA ALLA SCUOLA IN CUI INSEGNO

Alla cortese attenzione della Dirigente dell'Istituto Comprensivo "Cannizzaro-Galatti" di Messina

Apprendo oggi dalla stampa che martedì prossimo 17 aprile 2018, alle ore 10, nel cortile del nostro Istituto si terrà un evento legato al progetto denominato "Esercito e Studenti Uniti nel Tricolore"  per "promuovere tra i giovani il valore dell’identità nazionale" e in cui si prevede che "militari e studenti insieme condivideranno l’atto solenne della cerimonia dell’alzabandiera intonando il “Canto degli Italiani” alla presenza della banda della Brigata “Aosta”". 
Ritengo questa iniziativa gravissima e in palese contrasto con i valori didattici-educativi della nostra istituzione scolastica e soprattutto non mi risulta che mai negli organi collegiali o nel Piano dell'Offerta Formativa si sia fatto alcun accenno al progetto "Esercito-Studenti" e che ci sia alcuna delibera di adesione al medesimo.
L'Istituto poi ben conosce il mio impegno di vita contro ogni forma di militarismo e ogni processo di militarizzazione dell'educazione e del sapere. Soprattutto negli ultimi anni ho pubblicato inchieste e saggi proprio su quanto sta avvenendo nelle scuole e nelle università italiane, dove le forze armate, la NATO, i militari USA e il complesso militare industriale stanno occupando spazi che non gli competono per legittimare e propagandare disvalori (la guerra, la violazione dei diritti umani, la “bellezza” delle armi di distruzione ecc.) e che sono fortemente in contrasto con i valori e le norme costituzionali (difesa della pace, libertà di espressione e d’insegnamento, ecc.).
La stessa nostra istituzione scolastica è altresì a conoscenza dei miei impegni in qualità di formatore in corsi di aggiornamento per docenti e studenti riconosciuti dal MIUR di educazione alla pace, al disarmo e all'opposizione alla militarizzazione della scuola pubblica italiana.
Esprimo pertanto il mio totale dissenso per questo pseudo-progetto "Militari-studenti", illegittimo perchè mai discusso e approvato dal collegio dei docenti e paradossalmente realizzato proprio nei giorni in cui si consuma l’ennesima tragedia di guerra internazionale utilizzando ancora una volta come piattaforma di morte la Siciilia e le sue basi militari; con la presente comunico che non accetterò di parteciparvi personlmente nè di accompagnare le mie classi durante le mie ore di servizio.
Con attenzione 
prof. Antonio Mazzeo

Milazzo, 14  aprile 2018

venerdì 30 marzo 2018

Manifesta 12: “Nulla a che fare con Cassata Drone”

A seguito della pubblicazione del mio articolo “La Cazzata Drone di Palermo Capitale della Cultura italiana”, pubblicato in data 29 marzo su alcune testate online nazionali, l’Ufficio Stampa di Manifesta 12 ci ha indirizzato la seguente nota. “Teniamo a precisare che il progetto Cassata Drone di cui si fa riferimento nell’articolo da voi pubblicato, non fa in alcun modo parte del programma di Manifesta, non è infatti inserito tra i progetti collaterali selezionati, elencati qui: http://m12.manifesta.org/gli-eventi-collaterali-di-manifesta-12/?lang=it”.
Pubblichiamo la nota di rettifica-chiarimento, esprimendo il nostro sincero apprezzamento per il fatto che la demenziale iniziativa pro-droni di guerra, avviata ieri a Sigonella da una sedicente organizzazione “artistico-culturale” nulla abbia a che fare con il programma di Manifesta 12 che prenderà il via a Palermo il prossimo mese di giugno. Facciamo tuttavia presente che quanto da noi pubblicato è stato preso integralmente dai comunicati stampa emessi dagli organizzatori di “Cassata Drone” e che, in particolare, nella lettera inviata ai dirigenti scolastici della Provincia di Palermo per presentare il progetto (Oggetto: Workshop formativo “Cassata Drone, un segno nel paesaggio Siciliano contemporaneo”), si riporta che lo stesso è “un modulo formativo curato da Giovanni Rendina (curatore) e Gaetano Olmo Stuppia (art director), specificamente rivolto a giovani studenti del Comune di Palermo e della sua Provincia e che si configura come una mostra (16/08 – 20/09) ed evento collaterale dei più ampi eventi a Palermo e Provincia per il 2018: Palermo Città della Cultura Europea e Biennale Nomade di Arte Contemporanea Manifesta12 “Il Giardino Planetario. Coltivare la Coesistenza.” (http://m12.manifesta.org/manifesta-12-rivela-il-suo-progetto-curatoriale/ ) Cassata Drone e i suoi progetti territoriali sono supportati dall’associazione non-profit “Ars-Culture” con sede legale a Venezia e operativa sul territorio europeo”.
Anche a seguito dell’apprezzata nota di smentita di Manifesta 12, crediamo sia ancora più doveroso da parte delle istituzioni scolastiche palermitane il boicottaggio di un progetto che mistifica “cultura”, “patrimonio artistico” e “paesaggio”, legittimando il processo di trasformazione della Sicilia in terra “ideale” per l’uso dei droni di morte. Ringraziamo gli operatori di Manifesta 12 e ci auguriamo che l’appuntamento palermitano possa contribuire oltre alla difesa del reale patrimonio storico-artistico-culturale dell’Isola anche a denunciare concretamente i devastanti processi militari in atto.

giovedì 29 marzo 2018

La Cazzata Drone di Palermo Capitale della Cultura italiana

Al via oggi dalla base di Sigonella il progetto "Cassata Drone", evento che "animerà il mese di aprile la scena artistica siciliana" in vista della kermesse "Palermo Capitale Italiana della Cultura" e “Manifesta 2018”, la biennale d'arte contemporanea internazionale che prenderà il via nel capoluogo regionale a metà giugno.
Un sedicente "evento artistico-culturale", quello di Cassata-drone che secondo i promotori "nasce da uno studio della città e riprende, nel titolo volutamente provocatorio, l’idea della cassata e del drone con l’obiettivo di lavorare su contrasti, sbordature e ossimori che convivono nella terra siciliana, attraverso i linguaggi dell’arte contemporanea". 
"Il progetto si articola in residenze, incontri, mostre e dibattiti, aventi come fine quello di offrire al pubblico una visione estetica e artistica di Palermo attraverso due nuclei tematici: la cassata, simbolo della tradizione gastronomica isolana, e il drone, l’aereo militare a pilotaggio remoto di cui i cieli e le terre siciliane sono la base ideale", spiegano gli organizzatori. "La cassata siciliana incarna l’humour, la storia e le dominazioni siciliane “zuccherando” metaforicamente la parola “drone”, ossia “ronzone”, un tempo fuco senza pungiglione e oggi minacciosa macchina militare. Il nostro progetto assimila le forme e l’estetica della cassata – simbolo indiscusso della Sicilia – a quelle del drone, simbolo a sua volta della presenza militare della Nato sull’Isola. In particolare, siamo interessati alla forma dell’oggetto drone, al suo modo di funzionare e di creare un’economia nel paesaggio siciliano che è completamente aliena ai cittadini”.
Il senso di avviare il progetto dalla grande base di guerra siciliana, oggi capitale mondiale degli aerei senza pilota (non solo sotto il controllo Nato, ma anche di Stati Uniti, UE-Frontex e Italia), è spiegato ancora dagli organizzatori. "Il tema indagato è l’interazione con le forme della base militare di Sigonella e il suo impatto antropizzante sul territorio in riferimento alla storia dell’architettura e ai miti siciliani".
Si prevedono perfino workshop "formativi" nelle scuole medie inferiori della provincia di Palermo. “Cassata Drone, un segno nel paesaggio siciliano contemporaneo”, con attività della durata di una settimana "da svolgersi per due ore al giorno oppure di tre giorni per quattro ore al giorno". Tra i temi del seminario "Il drone militare come nuova forma inserita territorio siciliano: a cosa serve e come è impiegato ai fini della sicurezza? Ragioniamo su pregi e difetti di questa macchina". Sì appunto, "pregi e difetti". I pregi di uccidere da lontano, fuori da ogni controllo; i difetti di scambiare – non poche volte – bambini, donne e anziani per feroci "terroristi"....
Sempre secondo gli organizzatori, “Cassata drone” si configura “come una mostra (16/08 – 20/09) ed evento collaterale dei più ampi eventi a Palermo e Provincia per il 2018: Palermo Città della Cultura Europea e Biennale Nomade di Arte Contemporanea Manifesta12  -Il Giardino Planetario. Coltivare la Coesistenza”.
Se così fosse, si tratterebbe di un fatto di una gravità inaudita. Il soffocante processo di dronizzazione della Sicilia e i devastanti effetti geostrategici, socio-ambientali, giuridici ed economici della trasformazione dell’Isola in piattaforma-poligono dei velivoli senza pilota, sono stati documentati da intellettuali, giuristi, giornalisti e soprattutto dalle numerose realtà che si sono opposte in questi anni alla realizzazione a Niscemi del terminale terrestre del MUOS, il sistema di telecomunicazioni della Marina USA che tra i suoi compiti ha proprio quello di guidare le operazioni di guerra dei droni in tutti gli scacchieri internazionali.
Per questo è assolutamente doveroso e necessario che gli organizzatori degli eventi internazionali previsti a Palermo nei prossimi mesi si dissocino immediatamente da “Cassata droni”; invitiamo altresì tutte le scuole del palermitano a boicottare i workshop pseudo-informativi previsti o già organizzati nell’ambito di questo mistificante progetto “artistico-culturale”.

sabato 24 marzo 2018

Miracoli e misteri della discarica di Salice di Demoter-Borrella

Sino a pochi anni fa sembrava dover essere destinata alla definitiva chiusura la discarica di “inerti” di contrada Malopasso, Salice, e invece un provvedimento ad hoc del responsabile dello sportello unico delle attività produttive del Comune di Messina ne consacra il rilancio e perfino l’ampliamento della quantità dei rifiuti da ospitare. Eppure dovrebbero essere note le gravi criticità riscontrate in passato sulla discarica nella titolarità della Demoter Spa dell’imprenditore d’assalto Carlo Borrella (società dichiarata fallita e affidata per la sua liquidazione ai professionisti messinesi Michele Laurà e Angelo Vitarelli). Non fosse altro che la sua storia recente s’intreccia con il devastante progetto di realizzazione del nuovo porto e dell’annessa piattaforma logistica di Tremestieri. Criticità e inidoneità di cui erano certo a conoscenza ministri, progettisti e autorità locali.
Nel maggio 2010, l’allora società incaricata della progettazione dell’infrastruttura, la SIGENCO di Catania, prevedeva di smaltire 5.000 metri cubi di “materiale inquinato e non compatibile con il ripascimento”, proveniente dal dragaggio previsto a Tremestieri, nella “discarica di materiali non pericolosi di località Malopasso, Salice, proprietà della Demoter Spa”. Sito e smaltimento sparivano tuttavia dal progetto definitivo rielaborato e presentato nel marzo 2013 dalla Coedmar di Venezia e dal Consorzio Cooperative Costruzioni CCC di Bologna, le due nuove società incaricate dal Comune di Messina.
La scomparsa dal progetto della discarica di Salice veniva rilevato da Associazione Man, Italia Nostra e WWF. Nella lettera-esposto del 28 luglio 2017 inviata al Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture e al Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, le tre associazioni annotavano come “nel progetto SIGENCO veniva citato, per smaltire materiale di dragaggio inquinato - stimato in 5000 mc – un sito che dopo il 2011, è stato posto sotto sequestro dall’autorità giudiziaria (Malopasso, presso Salice)”. “Dopo le nostre osservazioni – aggiungevano MAN, Italia Nostra e WWF - sia nei documenti del proponente presentati nel luglio del 2014 che nel parere del Ministero dell’Ambiente del 2014, non si fa più cenno a materiale di dragaggio che – per impossibile riutilizzo – dovrebbe essere smaltito altrove. Materiale, che pure risultava stimato nel progetto del 2010 e che, alla luce di quanto scoperto accadere a monte del Vallone Guidara, si ritiene possa essere in quantità ben maggiori dei 5000 mc”.
Le associazioni ambientaliste, nello specifico, nelle loro osservazioni al procedimento di valutazione d’incidenza del progetto di Tremestieri, avevano riportato come il sito indicato originariamente – quello di Salice della Demoter – “risulta sotto sequestro da parte della Guardia di Finanza”. “L’indicazione di tale sito è contenuta anche nel decreto di compatibilità ambientale del luglio del 2011”, proseguono MAN, Italia Nostra e WWF. “Corre l’obbligo di segnalare che tale sito (e relativa discarica) è stato da noi inserito nel dossier inviato al Ministero dell’Ambiente nel 2006, sulle vicende relative all’inosservanza della tutela della ZPS (Zona di Protezione Speciale), e che il medesimo sito ricadeva (e ricade) in piena ZPS. Quindi nel 2014, un aspetto non certo secondario o irrilevante, diventa oggettivamente non fattibile, associato peraltro a situazioni simili venute alla luce in diverse parti del territorio provinciale e regionale”.
Che il sito della Demoter di Carlo Borrella non potesse ospitare altri rifiuti era cosa nota perfino ai vertici dell’Istituto Autonomo Case Popolari di Messina. Con delibera dell’allora Commissario straordinario ing. Venerando Lo Conti del 7 aprile 2014, relativa a una variante di piano particolareggiato per l’insediamento di un “parco con anfiteatro” in località Camaro S. Antonio, si annotava infatti che “si è dovuto provvedere al trasporto dei rifiuti inerti in altro sito, non essendo più attiva la discarica della ditta Demoter in Salice”.
Attendiamo di capire come e perché, prima la Città metropolitana di Messina e poi il Comune, abbiano ritenuto opportuno e necessario autorizzare il ripristino e l’ampliamento delle attività della “discussa” discarica. Un’area dove probabilmente è stato smaltito di tutto e di più e per giunta da una società nella titolarità di uno dei personaggi-chiave della maxi-inchiesta antimafia “Beta”.

Articolo pubblicato in StampaLibera.it il 23 marzo 2018, http://www.stampalibera.it/2018/03/23/linchiesta-miracoli-e-misteri-della-discarica-di-salice-di-demoter-borrella/

Messina. Si amplia la discussa discarica di rifiuti di Salice (già) in mano al gruppo Demoter-Borrella

Il responsabile dello sportello unico della attività produttive del Comune di Messina ha rilasciato in data 14 marzo 2018 l’autorizzazione alla Società Fallimento Demoter Spa (già di proprietà dell’imprenditore al centro dell’inchiesta antimafia Beta, Carlo Borrella) che consente di modificare le precedenti autorizzazioni ambientali per l’esercizio di recupero dei rifiuti derivanti dalle “attività di frantumazione e selezione inerti” nello stabilimento di località Malopasso, Villaggio Salice, “con l’inserimento dell’attività di recupero ambientale R10 ed annessa R13 e con l’aumento dei quantitativi dell’attività R5 ed R13 già autorizzate”.
Si tratta dunque di un provvedimento che amplia le funzioni della discarica di Salice e le quantità dei rifiuti che vi saranno depositati e/o “recuperati”. Le sigle citate nel provvedimento dirigenziale, infatti sono quelle regolamentate dal Decreto legislativo 152 del 2006 e corrispondono, rispettivamente a: R10 “spandimento sul suolo a beneficio dell’agricoltura”; R13 “messa in riserva di rifiuti per sottoporli a una delle operazioni indicate nei punti da R1 a R12 (escluso il deposito temporaneo, prima della raccolta, nel luogo in cui sono prodotti)” – nei fatti “utilizzazione, recupero e riciclo” di una lunga serie di rifiuti, come solventi, sostanze inorganiche, metalli e composti metallici, ecc.); R5 “riciclo/recupero di altre sostanze inorganiche”.
Impossibile comprendere come mai si ritenga necessario espandere una discarica che oltre ad appartenere ad una società (fallita) di un gruppo imprenditoriale oggi al centro di un’inquietante inchiesta giudiziaria, in passato ha generato dubbi e perplessità sulla sua sostenibilità ambientale e che anzi, meriterebbe la chiusura previo interventi di bonifica, risanamento e messa in sicurezza.
In proposito vogliamo ricordare quanto fu rilevato in passato sulla discarica di “inerti” del gruppo Demoter. Riportiamo a tal proposito alcuni passaggi di una inchiesta che pubblicammo nel lontano 2003 (“La galleria degli orrori”).
E’ il 28 maggio del 1999. Dopo tredici anni di scavi e lavori viene finalmente inaugurata la Galleria dei Peloritani, il tunnel ferroviario lungo 13.500 metri che mette in collegamento il centro abitato di Messina con il comune di Villafranca Tirrena. Lo ha realizzato il Consorzio Ferrofir di Roma a cui aderiscono tre tra le maggiori imprese italiane di costruzioni: l’Astaldi, la Di Penta e l’Impregilo. Un’opera segnata da lunghi ritardi a causa di problemi di ordine geologico non previsti in sede progettuale e da interminabili conflitti sindacali per l’incertezza della copertura finanziaria dei lavori per il raddoppio ferroviario nella tratta Messina-San Filippo del Mela, la stessa dove si è consumata nel luglio 2002, la tragedia dell’Espresso ‘Freccia della Laguna’, deragliato per la cattiva manutenzione dei binari.
La Galleria dei Peloritani è oggi presa ad emblema tra le grandi opere che hanno causato i maggiori dissesti del territorio e dell’ambiente della provincia di Messina. Un’infrastruttura su cui non sono mancati gli appetiti della criminalità mafiosa regionale: i lavori di sventramento di intere colline si sono trasformati in una grande business per l’Ecomafia. "Dove sono finiti i milioni di metri cubi di terra argillosa estratta lungo i chilometri di quella galleria che congiunge Messina con la città di Villafranca?" Ha domandato al Presidente della Commissione parlamentare antimafia l’on. Nichi Vendola del Partito della Rifondazione Comunista, nei giorni successivi al deragliamento del treno espresso presso la stazione di Rometta. "Sono finiti forse in mare? E chi ha lucrato le somme che lo Stato, pagando circa otto mila lire al metro cubo, ha erogato per smaltire ciò che non è stato smaltito? E ancora: da dove si è estratta la terra per costruire il rilevato ferroviario nel tratto Rometta-Bercellona? Forse dal greto di ciascuno dei tre torrenti che insistono su quel territorio? E che dissesto idrogeologico si è determinato? E come mai una intera galleria, appena completata al prezzo di svariati miliardi, crolla, un anno fa, nella indifferenza generale? Quella galleria, era già un monito ed un emblema dei rischi legati al contenuto criminale ed anti-ambientale di un progetto che in trent’anni ha dissipato risorse e vite senza edificare il secondo binario".
Nel suo intervento, Vendola ha chiesto di conoscere quali siano state le ditte che hanno operato nell’area nella movimentazione terra e che hanno eseguito gli sbancamenti, l’apertura di nuove cave, la perforazione dei rilievi montuosi. Infine il parlamentare solleva un interrogativo inquietante: "Si può sapere se quelle cave siano state a loro volta riempite con materiali da discarica, con rifiuti tossici e nocivi?". Domande a cui assai difficilmente questo governo vorrà e potrà dar risposta. Tuttavia, va detto, che negli anni caldi della guerra di mafia, una piccola testata di Messina, L’isola, protagonista di numerose inchieste sul traffico di armi e sui poteri occulti nell’area dello Stretto, aveva denunciato gli interessi che ruotavano attorno all’affare movimentazione terra e discarica degli inerti dei lavori per la realizzazione della tratta ferroviaria Messina-Villafranca-Barcellona. Un articolo a firma del giornalista Giuseppe Ramires dell’ottobre 1993, rilevava l’insorgenza di decine di discariche abusive in tutta la provincia. "Di circa cento cosiddetti ‘padroncini’, una cinquantina pare riesca ad utilizzare la discarica di Portella Arena (quella per i rifiuti solidi urbani) usufruendo di permessi provvisori, pur non possedendo i necessari requisiti. Qualche altro autotrasportatore pare che goda di particolari attenzioni da parte della Forestale (vedi il caso "Salice" dove si scarica utilizzando una domandina di "bonifica", e sarebbero quindi le imprese che utilizzano questo sistema). Una cinquantina di autotrasportatori, fuori dal ‘giro’, si arrangia come può, scaricando i materiali nei torrenti o sulle spiagge".
L’inchiesta di Ramires evidenzia poi una strana ‘anomalia’ che si sarebbe realizzata a cavallo tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90 in tema di discariche. In assenza di siti rispondenti alle norme di legge, il municipio di Messina deliberò nel marzo 1989 l’autorizzazione all’apertura di una di esse in un’area di Portella Arena, affidandone la realizzazione all’Ales (Annunziata Lavori Edili Stradali) di Salvatore Calandra, presidente dell’Associazione autotrasportatori movimento terra di Messina. Nonostante il parere favorevole dell’Assessorato Regionale all’Agricoltura e alle Foreste, l’allora amministrazione sospese però la pratica. Passano così inutilmente quattro anni nella più totale deregulation. Inutili si rivelano i numerosi esposti di Calandra alla Prefettura di Messina in cui si denuncia l’esistenza di "molte discariche padronali autorizzate soltanto dall’Assessorato Agricoltura e Foreste che fanno scaricare i materiali provenienti dagli scavi a pochi eletti – vedi il doppio binario FF.SS. a Salice –. Nonostante il continuo prodigarmi affinché alcuni luoghi caratteristici e panoramici non siano deturpati da scarichi abusivi, molti della categoria che io rappresento scaricano in luoghi incuranti di tutto e di tutti".
Inutile dire che lo scarico di inerti continuò senza controlli per tutti gli anni ’90. Solo nel marzo 2001 fu ordinata dalla Forestale la chiusura della discarica di contrada Malopassu a Salice, quella indicata come una delle maggiori ricettrici dei materiali di risulta degli scavi per la ferrovia. "Siamo in presenza di un preoccupante fenomeno di dissesto idrogeologico – dichiara il geologo della Forestale, dott. Marchetti. "L’area va immediatamente sottoposta ad un programma di riqualificazione ambientale". L’ordinanza segue di qualche giorno un'interrogazione al Sindaco dei consiglieri del Partito popolare che chiedono come mai per i lavori appaltati dal Comune non venga utilizzata la discarica regolarmente autorizzata di Vallone Guidara, invece di continuare a deporre materiali a Salice "creando difficoltà per la popolazione residente e mantenendo in vita una discarica che pare sia illegittima". La discarica di Salice, nello specifico, viene gestita dall’impresa messinese Demoter S.r.l. (Demolizioni Movimenti Terra), che ha avuto in affidamento i lavori di scavo e movimentazione inerti della galleria ferroviaria dei Peloritani e che al momento dell’ordinanza di chiusura, inviava a Salice i camion con i materiali derivanti dagli sbancamenti effettuati come subappaltatrice della società Astaldi nel cantiere del nuovo stadio di calcio a San Filippo”….

Articolo pubblicato in Stampa Libera il 23 marzo 2018, http://www.stampalibera.it/2018/03/23/messina-si-amplia-la-discussa-discarica-di-rifiuti-di-salice-gia-in-mano-al-gruppo-demoter-borella/